Dire che “il rock non conosce confini” o che “è in grado di valicare tutte le barriere” può sembrare una frase fatta. Bisogna però ammettere che la diffusione della musica rock a livello mondiale, a partire dal momento della sua nascita, che possiamo datare all’incirca nella metà degli anni ’50, è stata repentina e velocissima, specie se confrontata con altre forme di arte, ad esempio il cinema che dal momento della sua invenzione necessitò di alcuni decenni per poter essere apprezzato e realizzato in ogni angolo del globo.
Nessuno di noi dunque, specie tra i nostri lettori abituati ad ogni sorta di stranezza, si stupisce se sente parlare di rock islandese o peruviano. Tuttavia, riuscire ad immaginare che possono essere esistiti dei gruppi rock iraniani lascia indubbiamente un po’ attoniti. Questo perché sostanzialmente siamo abituati a pensare all’Iran nel modo in cui ci viene presentato oggi dai mass media, ovvero come un Paese guidato da un governo islamico intransigente (cosa certamente vera) ma anche come una nazione chiusa alla modernità, arretrata e in qualche modo estranea ai gusti e alle mode occidentali, cosa questa del tutto falsa. Al contrario, l’Iran è una nazione estremamente viva e giovane (nel vero senso della parola dal momento che la maggioranza dei suoi abitanti ha meno di 30 anni) ed è sempre stato assai vicino in spirito all’Europa e all’Occidente.
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