Il ruolo di Bacalov diventa fondamentale quando oltre ad esercitare la sua professione come arrangiatore di temi da utilizzare per la scena pop, intraprende la strada della composizione cinematografica, campo nel quale non sarà mai secondo a nessuno, anzi la sua musica avrà sempre un piano d’azione talmente alto da fare concorrenza a quella del suo amico Ennio Morricone.
Gli inizi sono in minore, tant’è che scrive musiche per film di serie B come i musicarelli o come quelli con la coppia Franchi e Ingrassia; ma questo permette a Bacalov di avere la coscienza di svolgere un’attività secondaria, dettata soprattutto dall’esigenza di lavorare, tant’è vero che: “Avendo idea di fare qualcosa di più serio, cambiai il mio nome in Luis Enriquez, lo pseudonimo che usai soprattutto all’inizio, quando lavoravo a cottimo”. Nel 1963 firma le musiche per La noia che possiamo considerare il suo primo risultato cinematografico di valore per il film di Damiano Damiani tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia. In questa prima partitura drammatica si nota la propensione del musicista ad una scrittura moderna, angolosa, dura, che predilige una tessitura oggettiva e meccanica: “Scrissi quelle musiche con la chiara coscienza di fare un lavoro quasi sperimentale, dove adottai dei sistemi compositivi atonali o al limite della tonalità” (nel film è presente Che m’importa del mondo cantata da Rita Pavone con gli arrangiamenti dello stesso Bacalov)…
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